Il colore Rosso

collana rossa rubini vetro 1 Il mio progetto di scrivere dei colori, cominciato a settembre, con il primo post dedicato al blu, può finalmente proseguire. Non certo fermo a causa di eventi esterni ma, come ben potete immaginare, a causa della lentezza della qui presente autrice, ho deciso di rinnovarvi il mio impegno ripartendo dal rosso, colore controverso e dalla vita avventurosa, mai ignorato ma eternamente diviso fra simbolismi contrapposti.
Il rosso è, prima di ogni altra cosa, il colore del sangue. Appartiene all’essere umano più di ogni altro colore visibile e proprio per questo è primo simbolo della vita; nell’antico testamento è dall’argilla rossa adamah che viene impastato il corpo del primo uomo il cui nome, Adamo, significa rosso e significa vivente.
Adornare corpi e statue di belletto rosso serviva a sottolineare la vitalità, la salute, la giovinezza esaltando o auspicando le qualità positive legate all’afflusso di sangue. Gli amuleti rossi, spesso di corniola e diaspro, nella maggior parte delle culture, dall’Egitto alla Mesopotamia, dalla Grecia a Roma, servivano a garantire forza e salute a chi li indossava.
Simbolo della vita, il colore rosso ed il sangue divennero offerta propiziatoria per gli dei e le divinità irate: offrire sacrifici viventi, versarne il sangue sugli altari, avrebbe dovuto essere un modo per regalare vitalità, forza e salute agli dei iracondi e, da questi stessi dei, dovevano guardarsi i mortali poichè non fosse il loro, di sangue, ad essere versato. Un simbolismo feroce che, tradotto in sacrificio, trasforma il rosso da colore di vita a colore di morte e, per una logica coseguenza, lo trasforma nel colore riservato ai potenti, che possono adornarsi del sangue delle vittime sacrificali: dapprima sono gli altari votivi ad essere macchiati di sangue, in seguito saranno le toghe porpora ed i manti rossi di imperatori e funzionari a simboleggiare, in tutti i toni del rosso, il potere di scegliere della vita altrui. Complice anche la difficoltà del preparare la tintura porpora usata per colorare queste stoffe, il prezzo di queste tele, fra i Fenici e fino alla caduta dell’impero romano, era altissimo ed il loro uso riservato alle classi più agiate: inizialmente i mantelli porpora erano destinati alle staue degli dei, passando poi a tutte le più alte cariche politiche e religiose. Fu così che, nel corso dei primi secoli dopo cristo, il rosso passò ad essere da simbolo di vita a simbolo di potere e, conseguentemente, di morte e pericolo.
Come spesso accade, il potere, la ricchezza, il lusso e tutti i simboli ad essi collegati, sono ambiti dai più e così, grazie alle contraffazioni delle tinture per ottenere il potente rosso, la diffusione delle stoffe colorate iniziò ad allargarsi ad un sempre maggior numero di persone, fino a divenire d’uso quasi comune e a perdere parte del suo potere simbolico che, durante il Medioevo, grazie alla chiesa cattolica, arriva addirittura a confondere il bene, la veste cardinalizia e papale, rosso fuoco, col male, i demoni rossi che si agitano nell’inferno cattolico. Sarà la riforma protestante a ribaltare definitivamente le sorti di questo multiforme colore, associandolo alla corruzione della chiesa e ricordando come, nella Bibbia, la prostituta di Babilonia fosse vestita di rosso.
Curiosa inversione delle preferenze e potenza della religione: da colore riservato ai potenti, il rosso diviene inviso alle alte cariche e saranno le donne ad indossarlo: prostitute e spose. Con un’ambivalenza che rimane intatta, nonostante i diversi significati attribuitigli, ancora una volta il rosso rappresenta due opposti inscindibili; se da un lato le prostitute devono vestirsi di rosso per essere subito riconosciute e fuori dai bordelli si appendono lanterne rosse, latrici dell’inequivocabile invito, dall’altro il rosso continua ad essere colore ricco, foriero di buoni presagi e, per questo, indossato, fino al XIX secolo, nel giorno delle nozze.
Il rosso, bandiera dai significati controversi, sventolata dalle classi di potere d’ogni tempo, dovrebbe forse farci riflettere su quanto poco, a volte, possano valere i simboli se li si svuota del loro senso originario.
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Come già anticipato scrivendo del colore blu, la vastità del tema trattato mi costringe ad una sintesi assolutamente ingiusta e quindi, per informazioni più dettagliate e complete su quanto avete letto qui, vi rimando alla bibliografia che ho usato, sperando di avervi incuriosite quel tanto che basta a scegliere più spesso il colore rosso!
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Bibliografia
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Philip Ball, “Colore, una biografia” (Milano, Rcs, 2001)
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Lia Luzzatto e Renata Pompas, “Il significato dei colori nelle civiltà antiche” (Milano,Tascabili Bompiani, 2001)

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Max Luscher, “Il test dei colori, diagnostica e terapia” (Roma, Armando, 1997)
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Michel Pastoureau e Simmonet Dominique, “Il piccolo libro dei colori” (Milano, Ponte alle grazie, 2006)
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Collana “Strange Love” in argento, rubini, vetro indiano e vetro riciclato africano.