Terra

Anello in ambra e argento

Davanti a loro danzavano nel vento migliaia di foglie, gli alberi cantavano rumorosi, mentre i nuovi cloni svolazzavano tutto attorno; anche la vallata era finalmente completata ed era abbinata magistralmente col cielo blu, ravvivato da larghe formazioni nuvolose che si muovevano trasportate dalle correnti d’aria. Ammirando il risultato ottenuto si dissero che avevano fatto davvero un ottimo lavoro: questa sarebbe stata, senza dubbio alcuno, l’impresa vincitrice del concorso “Crea un mondo nuovo”, la gara che teneva impegnati la maggior parti dei laureandi marziani durante gli ultimi anni di studio. Decenni prima, quando su Marte avevano iniziato a sentirsi stufi di essere gli unici esseri viventi nel raggio di migliaia di universi, qualcuno aveva lanciato l’idea di andare sui mondi limitrofi ad accelerare i processi evolutivi; dopo aver discusso a lungo circa le modalità con cui attuare l’idea e poiché un’operazione di questo genere richiedeva grande senso di responsabilità e parecchia prudenza, s’era deciso di consentirne la realizzazione solo agli studenti anziani, che avevano entusiasmo, conoscenza e rigore morale sufficiente da poter essere lasciati liberi di sbizzarrirsi senza il rischio di ritrovarsi, come vicini di casa, dei mostri pericolosi.
Artl e Zxat avevano sognato da sempre di inventarsi un mondo nuovo, la Terra: da che ne avevano le capacità avevano creato modellini, inventato forme organiche vegetali, animali e minerali; per anni si erano divertiti a sperimentare  perchè, quando finalmente avessero potuto partecipare al concorso, volevano dare vita al progetto più grandioso mai visto; si erano occupati degli aspetti ambientali, delle concatenazioni biologiche e, non ultimo, dell’estetica dei vari ambienti perché lo volevano bello questo pianeta, ricco di tutti i colori immaginabili, pieno di forme, di suoni, di luci, di colori, volevano una realtà in movimento ed ora che il loro progetto era finalmente realtà, lo guardavano con ammirazione.
“Se abbiamo concluso, direi che possiamo andare” disse Zxat. “E’ venuto il momento di portare a casa i brevetti di tutti gli elementi e di depositare al sicuro le resine genetiche contenenti i codici di programmazione.” Le gocce d’ambra, ordinatamente allineate nelle loro cassette, lasciavano intravedere il contenuto dei progetti volanti e di quelli natanti, il grande orgoglio di Zxat che, pronunciando queste parole, guardava con affetto le piccole meraviglie che aveva ideato con tanta fantasia.
Artl, girandosi sorridente, mentre terminava di caricare l’ultimo gruppo di resine, suggerì: “E se ne lasciassimo qualcuna qui in giro? Chissà, magari, quando l’evoluzione che abbiamo accelerato avrà dato vita ad esseri simili a noi, qualcuno saprà leggere le resine e verranno a cercarci. Non mi dispiacerebbe poter conoscere dei nuovi cugini”.