Un padre

Anche stamattina fa caldo. Come sempre ormai. Dopo il Grande Evento fa sempre caldo. Dicono che durerà parecchio, che potremmo non sentire più freddo.
Era bello il freddo, soprattutto oggi, la mattina del mio compleanno, quando i vetri erano appannati e fuori tutto era bianco e la luce faceva brillare le stalattiti di ghiaccio. Se penso a tutte le volte che ho desiderato d’esser nata in una giornata d’estate, per festeggiare organizzando feste in piscina anziché al lago ghiacciato, dove finivamo sempre a gambe all’aria perché nessuno era davvero capace di pattinarci sopra, mi sembra tutto ancora più irreale. Chi l’avrebbe immaginato mai? Che un giorno, dopo aver avuto quello che tanto avevo sognato, un compleanno al caldo,  lo avrei odiato il dannato sole che, feroce e immobile, illumina lo scempio fuori dalla mia finestra.diopside stellato
È tutto diverso ora, la vita è sottosopra, compreso mio padre che mi chiama e mi dice che c’è un regalo per me. Una volta, dei regali, si occupava la mamma; si occupava della colazione, della scuola, di preparare la cena ma ora, con l’inversione dei Climi, tutti abbiamo cambiato posto e anche mio padre, nel suo nuovo ruolo, si arrangia come può. Prima, con me, lui non ha mai passato molto tempo, lavorava talmente tanto, fuori casa, che ci si vedeva a cena e, ogni tanto, la domenica. Ora il Grande Evento ha cambiato l’ordine delle cose, ovunque e per tutti, anche per noi.
Corro giù dalle scale perché la sua voce si fa sempre più impaziente, chissà cosa si è inventato per festeggiare.  Arrivo in cucina, mi siedo e ancora prima di tirare fuori la tazza per il the, mi mette sotto il naso una scatolina di legno e mi dice “Buon compleanno!”, sorridendo trepidante; dev’essere riuscito a trovare qualcosa di introvabile. Apro la scatola, mentre lo sento agitarsi davanti a me.
Quello che vedo è di una bruttezza incredibile. Mi giro la spilla fra le mani; un volto strampalato, tutto storto, mi osserva con occhi strabici: due zaffiri stellati, montati al contrario, mi osservano di traverso, mentre la bocca ghigna nervosa lasciandomi presupporre che quella smorfia avrebbe dovuto essere un sorriso. Lo sento, emozionato, che dice “Sono le tue pietre preferite, hai visto? Le ho scovate per caso durante una passeggiata giù in centro e poi ho cercato qualcuno che le montasse. Orafi non ne ho trovati, però un tizio che costruisce modellini di automobili ha detto che riusciva a farmi una spilla. Ti piace?”
“Certo papà! È bellissima. Grazie!”
Chissenefrega se è orrida, la metterò sempre, perché si è ricordato del mio compleanno, della mia pietra preferita e ha sicuramente litigato con mamma perché il tizio dei modellini gli avrà fregato un sacco di soldi per combinare questa cosa. Alla fine, se lui è felice, cosa importa se tutto il resto è sbagliato?