Genesi di un’idea

ciondolo portafoto argento plexiglassOggi il titolo del post è un titolone ad effetto, me ne rendo conto ma, poichè voglio parlarvi di come nasce l’idea di creare un gioiello, un po’ di magniloquenza ci sta bene.

E’ da un po’ che penso che dovrei scrivere più post di questo tipo perchè, anche se sulla mia pagina tumblr avevo iniziato a postare le foto dei gioielli associandovi l’idea da cui ero partita, ho colpevolmente trascurato questo social e mi sono anche resa conto che, per me, è un modo troppo sintetico di esprimersi. Insomma, del come nascono gli Ornamenti Sperimentali ho necessità, ogni tanto, di dire qualche parola perchè le foto non mi bastano!

Il monile di oggi è un ciondolo in argento che può essere personalizzato a piacimento, una sorta di evoluzione del portaritratti della nonna.

Lo spunto iniziale è nato durante una sessione di shopping con una delle mie migliori amiche: girovagavamo per Bergamo in un tour per tutti i suoi negozi preferiti quando, nell’ultimo, mentre acquistavo una bellissima giacca nuova, ho scovato un piccolo oggetto in vetro e metallo, una cornicetta apribile, con un occhiello in alto per essere appesa, che ho subito deciso avrei interpretato a modo mio.
DSCF4383La cornice in questione mi è piaciuta molto perchè, a differenza dei ciondoli portafoto tradizionali, in cui il contenuto è celato, qui tutto è in vista e questo significa che, semplicemente cambiando la stampa inserita fra le due lastre di vetro, si può personalizzare il ciondolo a seconda dell’umore, dei vestiti o della stagione. Questo oggetto ha però due difetti: è pesante da portare al collo poichè le lastrine della cornice sono in vetro ed è molto scomodo da aprire e chiudere quindi, partendo da questi elementi, ne ho ideato la mia personale versione in argento e plexiglass.
La cornice esterna è un profilo ad U, con il lato superiore aperto che consente di estrarre le due lastrine di plexiglass, molto leggere, per nulla fragili e trasparenti quanto il vetro; il lato superiore della cornice è completato da una barretta d’argento con un occhiello, impreziosita dai miei cavatelli e dai frammenti di lavorazione che tanto amo recuperare. Per chiudere il tutto si sfruttano i due moschettoni della catena, che è sufficiente aggangiare accoppiando gli occhielli. Il pendente così ottenuto è molto leggero, cambiare la stampa è facilissimo e la catena è interamente annodata a mano dalla sottoscritta che, incapace di meditare in modo tradizionale, ha scoperto nella legatura a rosario il suo personalissimo modo di astrarsi dalla realtà!

Se siete interessate a vedere le fasi di realizzazione, ne trovate le fotografie sulla mia pagina Instagram, qui sotto invece qualche idea per personalizzare il vostro ciondolo.

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Anelli XL e variazioni sul tema

Come ben sa chi frequenta questo blog e conosce i miei Ornamenti Sperimentali, non posso certo definirmi come un’artigiana che ama le piccole cose; ho molte difficoltà a creare gioielli discreti e, decisamente, preferisco realizzarne di vistosi, bizzarri e sì, lo confesso, anche strampalati. Tutto questo non crea particolari problemi se non in un caso: anelli. Adoro gli anelli, mi diverte crearli vistosi e, da sempre, ho avuto il grande problema della misura; poichè creo solo pezzi unici, senza saldature e oltretutto non di gusto comune, capita spesso che, anche se qualcuna delle fanciulle qui attorno se ne innamora, la misura non è la sua e così l’anello resta in attesa della sua Cenerentola.
Anelli a misura variabile, davvero variabile, difficile pensarne ed idearne e così, gira che ti rigira, mi è venuto in mente che, forse, non era un anello regolabile la soluzione adatta per me ma, piuttosto, un gambo variabile!
Quella che vi presento oggi spero vivamente sia un’idea che nessuno ha mai avuto e, sebbene ne dubiti fortemente, poichè nel mondo dei gioielli tutto (o quasi) è già stato inventato nel corso dei secoli, mi piace comunque pensare che, a me, è venuta in mente senza averla vista altrove. Il tutorial è semplicissimo ed essenziale perchè, quel che conta, è l’idea che, a seconda delle tecniche di ognuno, può essere adattata e ritoccata.
Si tratta, in pratica, per tutti quegli anelli che non costituiscono un tutto unico, di realizzare due piccole fascette nella parte esterna inferiore, dentro cui agganciare il gambo della misura desiderata, mettendolo poi in forma definitiva con la spina per anelli.

anello gambo variabile

In questo caso l’anello è un guscio d’argento con delle perle di fiume. La prima cosa da fare è quindi realizzare il guscio: questo è formato da due mezze lune unite da graffette d’argento. Dopo aver dato forma alla base, ho realizzato quattro piccole asole, nelle quali infilare le fascette.

tutorial anello gambo variabile 1

Le fascette sono state infilate nelle asole e ripiegate su se stesse, poi sono state aggiunte le perle di fiume. Le perle sono infilate su chiodini d’argento e scorrono su un perno centrale, fissato al corpo dell’anello col sistema delle graffette.

anello tutorial gambo variabile

A questo punto si prepara il gambo, gli si dà una prima formatura ad U e si piegano verso l’esterno le estremità; una volta infilate queste due “ali” nelle fascette, si procede a dare la forma definitiva.

anello gambo variabile 2

Ecco qui l’anello terminato e pronto per essere indossato dalla sua Cenerentola e, stavolta, la scarpina è disponibile in tutte le misure!

Siccome poi, una volta che si comincia, è difficile fermarsi, mi sono dilettata anche in una piccola variazione sul tema, utile in caso di anelli sui quali sia più complicato inserire le fascette. L’idea è sempre la stessa ma, anzichè due fascette, ho usato due graffette di filo attorno a cui si inserisce il gambo che, questa volta, è anche a misura regolabile, non universale ma comunque adattabile.

variazione gambo variabile e regolabile

 

Più che un tutorial, un’idea condivisa.

Il post di oggi parla di una sperimentazione un po’ così, che mi garba ma non mi soddisfa e di cui, tuttavia, voglio condividere la genesi, perchè credo possa essere uno spunto interessante da rielaborare non solo dalla sottoscritta ma, spero, dalle molte menti creative che passano di qui.
Voglio cominciare col dire, molto francamente, che non sempre tutto quel che faccio mi entusiasma anzi, a dirla tutta, quasi la metà dei gioielli che creo non arrivano nemmeno ad essere fotografati, perchè non mi convincono abbastanza. I gioielli che superano la mia censura non sempre li considero un punto d’arrivo ma, se sono almeno un buon inizio, mi regalo la possibilità di migliorarli. A volte quello che mi piace è la forma, l’estetica, a volte mi piacciono così tanto le soluzioni costruttive che ho studiato, da farmi soprassedere sul resto.
Quello che vi mostrerò oggi è un anello di cui mi piace l’estetica ma sulla cui struttura tornerò perchè, così com’è adesso, funziona poco.
Il punto di partenza sono i bottoni, mio grande amore, che da sempre costituiscono una pagina aperta del mio taccuino di invenzioni; trovo il bottone un oggetto così piacevole da non resistere alla tentazione di farlo diventare un gioiello. Immaginate quindi cosa può passarmi per la testa quando mi ritrovo fra le mani degli splendidi bottoni di ceramica raku, realizzati a mano e acquistati nel meraviglioso borgo di Pitigliano.
Un bel bottone non può che diventare un anello! E così, scelti i mie tre piccoli tesori, non mi resta che sperimentare qualche forma che possa valorizzarli.

Qui il racconto per immagini della nascita dell’anello numero uno. L’idea è quella di creare due basi, una in rame ed una in argento, alle quali agganciare, separatamente, il bottone ed il gambo dell’anello; le due basi vengono poi unite insieme, usando la montatura della parte superiore; è questo un metodo che ho già usato su altri anelli e che, sicuramente, merita di essere testato e migliorato anche per i bottoni.

Buona visione e, per chi ne avesse voglia, buona sperimentazione!