L’eterna indecisa (riparto da 4!)

perle a lume cavatelli in argento collanaQuesta storia potrei averla gia raccontata, non ne ho memoria precisa ma, come in ogni riunione festiva che si rispetti, le ripetizioni vanno per la maggiore; non userò quindi il tasto cerca nè sforzero la memoria a riandar troppo agli archivi. Sicuramente qualcuno già la conosce, la storia di come m’innamorai delle perle e lume ma, se anche fosse, c’è oggi un pizzico di nuovo che vi renderà meno tedioso rileggerla nuovamente.
Correva l’anno 2006 (forse il 2007 ma all’inizio credo, quindi più sei che sette) ed io vagavo incerta per il mio presente, alla ricerca del futuro ma con tutta la fantasia imbrigliata dal passato; avevo ormai terminato da mesi il mio corso di oreficeria ed ancora non avevo capito cosa farmene di quel nuovo amore; rimbalzavo fra le mie creazioni di perline e corda, qualche anellino saldato, qualche collanina a rosario, senza riuscire ad inventare nulla di nuovo, girovagando ai margini di tutte le possibilità che mi offriva ciò che avevo appena imparato.
Fu così, navigando in rete durante uno dei molti oziosi pomeriggi d’allora, che mi ritrovai scaraventata fra le lampwork beads di artisti d’oltralpe. Cercavo delle generiche beads, perline in gran quantità e a buon mercato, per un progetto commerciale avviato con un amico ma il caso volle che finissi con lo scoprire che le perle di vetro possono essere opere d’arte, create con una tecnica tutta italiana, ormai quasi sconosciuta in patria ma tenuta in vita (e che vita!) in tutto il resto del mondo.
Fra tutte quelle perle a lume, quelle che m’incanatrono davvero e definitivamente furono le perle di Sarah Hornik: un’esplosione di colore, di gioia di vivere, di possibilità infinite e tangibili. Pensai che volevo imparare a farle anch’io e pensai che, se Sarah ne aveva fatto un lavoro, allora doveva essere possibile anche per me vivere creando, che potevo riuscirci. Da quel momento, sebbene io non ne avessi la minima consapevolezza, iniziai davvero a sognare il mio lavoro ed il mio avvenire e, anche se con la lententezza di un bradipo appena sceso dal letto dopo una notte insonne, iniziai a lavorare concretamente ai miei gioielli, alle mie perle a lume ed alla mia esistenza.
Le perle di Sarah le ho ammirate sempre, per tutti questi anni, possedute mai; ho seguito il suo lavoro, comperato i suoi manuali, studiato per imparare ma mai avevo azzardato un acquisto di quelle meraviglie. dettaglio chiusuraForse le reputavo troppo per me, forse avevo timore che, una volta avute fra le dita le creazioni che tanto ammiravo, che una parte così importante avevano avuto nella riscoperta della mia vocazione, non sarei stata capace di farne nulla di buono e questo mi avrebbe delusa infinitamente, spingendomi magari, orrore e raccapriccio, a tirarmi indietro (cosa che, in effetti, cerco di fare abbastanza spesso!). Finalmente però, il mese scorso, qualcosa è cambiato, un altro piccolo ingranaggio ha fatto il suo giro ed io, senza nemmeno stare a pensarci troppo, seguendo l’impulso di un momento, mi sono concessa la gioia ed il piacere di regalarmi le perle della mia maestra virtuale: ho acquistato tre differenti set di perle, ho atteso che il lungo viaggio aereo terminasse e, dopo aver ammirarto per giorni la perfezione del lavoro di Sarah, ho studiato una collana che parla della mia eterna indecisione a scegliere, perenne tentennamento che si traduce nel non accontentarmi mai.
La mia collana, una collana tutta per me, ha come protagonisti il colore del vetro e la forma di uno dei miei elementi preferiti, i cavatelli d’argento. Il disegno, che sembra a prima vista tradizionale, è invece un gioco per eterni indecisi: a volte, per avere tutto, basta ingegnarsi un po’ e considerare che i limiti, se rigirati come frittate e conditi con un pizzico di irriverenza, possono diventare il contrario di se stessi.
La mia collana è una e molte: una collana a tre fili, un bracciale ma anche tre o quattro, tre collane singole. Un nuovo gioiello multiuso, una delle mie sperimentazioni preferite, un modo per esplorare la forma e per rendere più divertente l’idea.
Finalmente, dopo tanto vagare, ho disegnato una collana tutta per me, una creazione degna delle piccole meraviglie di vetro che, con la loro magia, mi hanno guidata fino a qui.

And here it is, the English version. Thanks to Elena for translating it!
My eternal indecisiveness (start again from 4!)

collana perle a lume cavatelli 1Maybe I’ve already told you this story (I can’t really remember) but, as tradition requires during festivities, good stories must be repeated! This is the story of how I fell in love with lampwork beads. I’ve added new detail to the old story, so it wont be so boring reading it again. It was the end of 2006, or maybe early 2007. I was living my present with confused feelings because my creativity was holding to the past while I was looking for a different future. Several months after I graduated from the Goldsmith School I didn’t yet know how to use my new passion and my newly acquired skills. I was still making my old style creations such as cord and beads necklaces, small soldered ring and rosary necklaces, not being able to create something new. I didn’t know how to use at their best all the new skills I’ve learnt at the Goldsmith school. One boring afternoon, while surfing the net, I accidentally discovered the existence of lampwork beads made by foreigner artists. I was actually looking for large quantities of cheap glass beads to use for a commercial project I was carrying out with a friend when I discovered that glass beads can be little works of art; those beads are made with a technique developed here in Italy, in Murano, a technique which is almost unknown in our country but it’s kept alive by talented artists from all over the world. Among all beads, the ones that really attracted my attention and fascinated me were Sarah Hornik’s glass beads. They were a color explosion, expressing joy and happiness. Then a thought came to my mind: I wanted to learn how to make glass beads! Then, another idea: if Sarah could make a living out of her passion for glass than maybe this could have been a possibility for me as well. Since I discovered Sarah’s beads I started dreaming about my new creative work, my life and my future and very very slowly I started working to achieve some result through the creation of new jewels using my own lampwork beads. During all these years I’ve always admire Sarah’s work, although I never owned any of her beads. I followed her evolution in bead-making, I bought and studied her books to improve my technique but I never dared to buy her marvelous beads. Maybe I thought they were “too much” for me; maybe I was afraid of not being able to use them in a creative way. Those bead had such an important role in my life, helping me to discover my own vocation, that I would have been so disappointed with myself if I would have been unable to make something good with them once I had them in my hands. The disappointment would have made me quit? Finally last month something had changed and following the spur of the moment I bought some beads made by my virtual teacher. I bought three different bead sets; I’ve patiently waited for them to arrive; I admired for days their perfection and their colors and finally I studied and created a necklace with them, a special necklace that talks about me and about my eternal indecisiveness which often leads me to be never completely satisfied. My own necklace is made with the most colorful glass beads and with my favorite silver elements: the “cavatelli”. At a first glance you may see a traditional design, but if you look at it closely you will see that it’s composed by different parts which can be changed and adjusted in several different design, to satisfy even the most indecisive person (just like me). My necklace is one and many altogether: a three strand one, a bracelet and three individual necklaces. It’s one of my favorite study and creation so far, a new kind of multipurpose jewel, a new way to try new shapes playing with experimental ideas. Finally, after a long wait, I created a jewel for myself, a necklace that gives full credit to the beauty and the magic of those beads which lead me that far.

Una storia Sperimentale: l’eccezionale Quotidiano

Io lo so che spesso, quando parlo di gioielli, parlo d’altro e lo so che, forse, dovrei farlo meno. Perchè la vita è piena di mille cose ed ognuno di noi rincorre i giorni cercando di afferrare ciò che può e, a volte, distrarsi troppo in luoghi inaspettati, può non essere quello che cerchiamo. M’immagino che, insomma, se si vuol guardar gioielli, può essere poco interessante leggere le elucubrazioni esistenziali di chi li crea; però stavolta, stavolta si parla di voi, che state dall’altra parte di questo schermo, di voi che mi leggete e che, domenica scorsa, siete venute e venuti a posare per me, a dar vita ai miei gioielli. Insomma, stavolta ve la siete cercata e io sono così contenta che l’abbiate fatto da non potermi esimere dallo scrivere ancora una volta, di quel qualcosa d’altro che i miei gioielli si portano dietro.
Sperimentale Quotidiano è un progetto che desidero realizzare da sempre, da quando ho iniziato a creare gioielli e a vederli indossati. Ho sempre pensato agli Ornamenti Sperimentali come ad un modo per trasmettere qualcosa, gioielli pensati per essere indossati da persone normali, tutti i giorni, mentre si districano fra un impiccio ed una gioia, fra un dolore ed una rinascita; ho sempre pensato a queste mie creazioni come ad un’idea che diventa forma e materia, un’idea piena di luce perchè, nonostante tutto, nonostante la vita sia spesso piena d’ombre, non posso, non ho mai potuto pensare che non ne vale la pena. Questi gioielli, andando ben oltre quello che mi aspettavo potesse accadere, mi hanno regalato ogni giorno la prova che la mia convinzione non è poi così campata per aria e ieri, dopo aver visto i ritratti scattati da Floriana, ho capito due cose: la prima è che seguo la mia direzione, la strada giusta per me, la seconda che ho sempre sbagliato a pensare che gli Ornamenti Sperimentali fossero nati per persone normali.
Gli Ornamenti Sperimentali sono indossati da persone eccezionali.
La galleria dei ritratti mi ha commossa: splendide persone che hanno giocato con me e Floriana, che ci hanno regalato i loro volti ed i loro sorrisi, che hanno condiviso il loro tempo con noi. Persone eccezionali con la loro vita dipinta sul volto ed un sorriso che si apre per quei gioielli che tanto amo creare e condividere.

Come ho scritto ieri sulla pagina di Facebook: scusate la spremuta di cuore ma, porca vacca, quando ci vuole ci vuole!

Settembre

Stamattina, in anticipo di qualche giorno, si è presentato il cielo di settembre.
Durante le mie estati marine, quelle dei miei primi vent’anni, trascorrevo l’intera stagione fuori città, che fosse il campeggio prima, in giro per l’Italia, o la Sardegna poi, la mia vita era scandita da quell’intervallo salino dove tutto accadeva, sotto il sole, all’aria del mare, perennemente senza scarpe e libera come mai altrove. Quando tornavo a casa, per l’apertura delle scuole, dopo mesi di esilio forzato da Milano e dalle mura di casa, era sempre accaduto qualcosa: ero diventata più alta; avevo la pelle scura; avevo il cuore straziato dai distacchi.
La consuetudine ripetuta anno dopo anno è divenuta segno indelebile nella mente e, anche adesso, dopo più di vent’anni passati a viaggiare o a lavorare, l’estate ancora mi assale come in passato. Io sento, a tratti, portato dal vento, ovunque mi trovi, il profumo della mia Sardegna, fatto di odore di porto che diventa verde mediterraneo e si fa aria di mare, una scia di memoria che mi trascina, oggi come allora, da una casa all’altra, dall’una all’altra parte di me. Mi accompagna costantemente, sbiadito ma inevitabile, quello stesso senso di solitudine ed abbandono, fatto di sradicamenti da un’affetto all’altro, separati da distanze allora incolmabili, da strappi che niente consentiva di attutire così che l’amore, per tempi, luoghi e persone, significava necessariamente rinuncia. E finalmente, a pacificare questa stagione fatto di contrasti, che l’attendi ma non vedi l’ora finisca, arriva il cielo di settembre, splendido segno di chiusura, che accompagna la voglia di ricominciare ed il sollievo che sia finita; un azzurro intensissimo e fresco, che stempera tormenti, conflitti e ricordi senza accecarti.
Stamattina, oggi, ora, mentre scrivo, guardo fuori dalla mia finestra ed è questo cielo che vedo e penso che sì, è finita. Sono sola ancora soltanto per un poco e posso godermi il profumo d’estate perchè, finalmente, l’estate è finita.

“Settembre” è diventato, fra le mie mani ed i miei pensieri, una collana color del cielo e del mare: argento e tracce di mare, frammenti di Sardegna, amore e distacco, porte che si chiudono affinchè altre possano essere aperte.